Feriae Latinae

Ancora oggi in questi luoghi, quando si fa sera, vibrano ombre antichissime, fra gli alberi risuonano voci e suoni ancestrali e, nei leggeri vapori che avvolgono i monti, s’indovinano gli amplessi degli dèi di Roma.
[ Il Bosco Sacro – Elèmire Zolla ]

Monte Cavo e la Via Sacra

Monte Cavo, l’antico Mons Albanus, promontorio vulcanico sulla cui cima si annidava il Tempio di Giove Laziale.
Del grande Santuario di Iuppiter Latiaris oggi non rimangono che pochi, mastodontici, massi, nascosti nel fitto della porzione della macchia appartenente alla base militare dell’Aeronautica, all’ombra di imponenti faggi secolari.
A condurre verso il Tempio c’è lei, la Via Sacra, il cui basolato -perfettamente conservato- custodisce la memoria di milioni di passi.
Sulla pietra lavica si sono avvicendati piedi nudi di schiavi, calzari di soldati e consoli. È stata calpestata da nomi illustri quali Goethe, Giocacchino Belli, Hans Christian Andersen, il re Umberto II, Pirandello. Ha accolto gli stivali dei soldati tedeschi, prima, e degli americani diretti verso la base NATO sita sulla sua sommità, poi. Oggi ospita noi, con i nostri scarponi da trekking e le ruote dentate delle mountain bike.
Il percorso della Via Sacra si snoda in curve a gomito, dalle quali si aprono squarci inaspettati verso il Lago Albano e conducono verso l’apogeo sacro che il Monte Cavo preserva. Il Tempio di Giove è Laziale è distrutto, ma il respiro degli  Antichi dèi si manifesta nelle fronde che disegnano arabeschi, ondeggiando nel vento.

La celebrazione Feriae Latineae

La tradizione delle Feriae Latinae probabilmente risale a un periodo antecedente a Roma, si può classificare -perciò- come una festività di origine pienamente latina, appartenente all’humus culturale del Latium Vetus. La sua istituzionalizzazione, tuttavia, è attestata dal VI a.C., in seguito alle vittorie del re Tarquinio Prisco sui popoli etruschi. Nel corso dei due secoli successivi, diventerà un’occasione celebrativa per onorare la fine della Monarchia a Roma e la stipula del Foedus Cassianum, il trattato di pace stretto fra romani e popoli latini nel 493 a.C. Le Feriae Latinae si svolgevano in primavera, con data variabile ogni anno.
Il fine ultimo della celebrazione consisteva in un omaggio congiunto fra romani e popoli della Lega Latina rivolto verso la divinità massima del Lazio arcaico, Giove Laziale.
Dapprima, aveva luogo una processione lungo la Via Sacra, in cui sacerdoti, vestali, i consoli romani e i 47 membri della Lega, conducevano verso il Tempio delle offerte quali formaggi, agnelli, latte e altri cibi di estrazione pastorale.
Raggiunta la sommità si accedeva al recinto sacro e ogni arma doveva essere deposta. All’interno del Santuario aveva luogo il sacrificio di un toro candido, bestia sacra a Giove: le viscere erano bruciate in onore del Dio, mentre le carni venivano divise e consumate in un pasto comunitario fra i partecipanti alla celebrazione. La conclusione del rituale era sancita dall’accensione di un fuoco sacro sulla vetta del Monte Cavo.

Pax tibi, la pace sia con te

In occasione delle Feriae Latinae, analogamente a quanto constatato nella passi ellenica inerente le Olimpiadi, ogni conflitto veniva sospeso. Le celebrazioni, nel corso dei quali nemici storici si trovavano fianco a fianco a elevare canti verso il padre degli dèi, avvenivano in condizioni di disarmo collettivo.
Ogni guerra, all’unanimità, era sospesa. Il ciclo di morte e distruzione per mano umana, si interrompeva. Le asperità venivano gestite con il dialogo, la mediazione, la tolleranza reciproca. Tuttavia, non bisogna avere una visione idealistica del passato, l’essere umano è animato dai medesimi impulsi di sopraffazione fin dall’alba dei tempi e solo la Storia sa quali trame politiche e complotti furono orditi all’ombra della Via Sacra, in un occhio del ciclone placido e quieto, ma altrettanto fugace.
La linea di fondo che si trae da questo quadro, però,  non è meno pregnante: la pace è una scelta consapevole e -per sillogismo- lo è anche la violenza.
Gli eventi di attualità e l’evoluzione diacronica della civiltà umana ci hanno portati ad accettare l’assioma secondo cui la guerra, la violenza, la sete di potere, siano una parte così radicalmente incastonata nella specie umana, da essere inevitabili.
Occorrenze come queste ci mettono di fronte a una realtà diversa, suggerendo che l’essere umano sia dotato degli strumenti cognitivi adatti alla convivenza pacifica e tollerante, nonché mettendoci di fronte al fatto che l’aggressività e l’ingordigia siano elementi che -in realtà- collettivamente deprechiamo fin dalla notte dei tempi, benché abbiano costituito il fondamento dei grandi Imperi del passato.
L’antropologia e la statistica, su questo piano, ci forniscono dati rassicuranti.
Nonostante la quotidianità ci sembri farcita di omicidi ed eventi bellici, numeri alla mano è possibile constatare come le morti violente diminuiscano di anno in anno,e i conflitti armati si siano ridotti in maniera esponenziale nel corso dei secoli. Le Nazioni si stringono l’una all’altra, creando unità politiche e territoriali –Leghe, se vogliamo- le quali inevitabilmente conducono a una graduale decrescita delle ostilità.
Certo, abbiamo il terrorismo, le guerre civili, i genocidi e centinaia di altre forme di violenza soggiacente di cui siamo testimoni ogni giorno.
Tuttavia, alzando la testa e osservando l’esistenza umana secondo una spanna temporale che superi il nostro piccolo tempo, non si può negare che la direttrice ultima dell’umanità sembri proprio essere un progressivo annullamento dei conflitti bellici.
Camminare in processione sul basolato della Via Sacra e onorare le Feriae Latinae è una forte evocazione simbolica di questa marcia, lenta ma costante, verso una comunione universale dei popoli. Qui, nella natura, dove sacro e umano entrano in contatto.
Dove è spontaneo fondersi in un unico movimento cosmico per tornare alla matrice comune, in nome di una divinità che esprime e convalida la sua esistenza in virtù di questo piccolo miracolo evoluzionistico della coscienza collettiva.

Pax tibi,
Alessandra di Nemora

NOTA
Le fotografie a corredo dell’articolo sono state scattate in occasione della rievocazione storica avvenuta lungo la Via Sacra a opera del gruppo Legio Secunda Parthica Severiana in collaborazione con l’Archeoclub Aricino Nemorense. Per ulteriori info e per aggiornamenti sulle interessanti attività in programma, si rimanda al sito web ufficiale dell’Associazione.

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