Il manoscritto Voynich, l’enigma di Villa Mondragone

 

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Villa Mondragone, Frascati.

Villa Mondragone, Frascati, costruita sulle spoglie della preesistente Villa Vecchia, nel corso del 1500. Il suo nome deriva da Papa Gregorio XIII, che utilizzò spesso la villa come residenza e da qui promulgò nel 1582 la bolla con cui diede avvio alla riforma del calendario, donandogli l’assetto ancora oggi in uso e denominato, per l’appunto, Calendario Gregoriano. Lo stemma araldico del papa in questione era proprio un drago, elemento che si trasferì alla magione.
Il passato di Villa Mondragone è costellato da prestigiosi avvenimenti: ospitò fra le sue mura diversi papi nonché la scrittrice George Sand, fu sede degli esperimenti sul cannocchiale di Galileo Galiei e di quelli sulla radiocomunicazione a microonde di Guglielmo Marconi.
Attualmente, all’interno della biblioteca della villa, che presenta un soffitto alto ben 11 metri, è installato il pendolo di Foucault più grande dell’Italia centrale e i locali del podere sono sede di convegni scientifici a cura dell’Università di Tor Vergata.

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Villa Mondragone in una stampa di Matteo Greuter, 1620

Villa Mondragone, nel 1865, passò in mano all’ordine dei Padri Gesuiti. Dopo l’unificazione del Regno, parte del fondo della Biblioteca del Collegio Romano venne trasferito qui, per evitare perdite dovute alle massicce confische perpetrate dallo Stato italiano ai danni dei beni ecclesiastici.
Nella prima decade del Novecento, il collegio dei Gesuiti versava in gravi difficoltà economiche. Si decisero, così, a rivendere sottobanco i preziosi testi che Padre Beckx aveva salvato dalla requisizione pur di rinverdire le loro finanze.

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Il manoscritto Voynich, sezione astrologica

Nel 1912 giunge presso Villa Mondragone il newyorkese Wilfrid Voynich, facoltoso mercante di libri antichi. Gli viene presentata una cassa piena di vecchi testi, li analizza rapidamente con occhio esperto. Sfogliandoli uno dopo l’altro incappa in un manoscritto che presenta caratteristiche sorprendenti: redatto in una scrittura a lui sconosciuta, corredato di immagini grottesche e misteriose. Voynich comprese che quel testo poteva valere quanto l’intera biblioteca, ma fu scaltro abbastanza da dissimulare il suo entusiasmo e gettò il libro in pergamena nel mucchio degli altri volumi a cui era interessato. Pagò la cifra pattuita e giurò ai Gesuiti di non rivelare mai la provenienza dei libri acquistati -promessa che violò solo con sua moglie- e tornò negli Stati Uniti.

Da quel momento, il manoscritto più misterioso del mondo era tornato alla luce.
Formato da 102 fogli, per un totale di 204 pagine scritte e illustrate, nessuna dicitura è presente né sul dorso né sulla copertina color ocra. Dalla rilegatura dei vari fascicoli si è dedotto che i fogli originali fossero 116. Il testo è formato da circa 250.000 caratteri, una dozzina di questi identici alle abbreviazioni latine in uso presso gli amanuensi fra i secoli XIII e XV. Le illustrazioni –le quali, viste in rapida sequenza, formano delle vere e proprie animazioni- sono numerosissime e gli esperti hanno diviso il Voynich in sezioni tematiche sulla base di queste.

La prima sezione è detta botanica, in essa si trovano 113 disegni di piante di specie non identificata. Le piante hanno forme stravaganti, alcune con grandi foglie a punta, altre rotonde e flaccide, con radici contorte che sembrano alghe o gonfie come spugne o coralli. Molte hanno strani tubercoli, alcune delle teste umane. Gli steli sono, a volte, doppi o tripli, a formare anse o arcate. I fiori raffigurati sono altrettanto enigmatici: sembrano piccole campane; altri larghi e tondi; altri piccoli e spinosi; altri ancora hanno un aspetto carnoso e complesso.
Un botanico ha identificato la pianta riprodotta a pagina 33 come un girasole, il che ha fornito un indizio per la datazione del manoscritto, questo fiore –infatti- non arrivò in Europa dall’America prima del 1493. Tuttavia, questa identificazione è rifiutata da diversi studiosi.
Grazie alla analisi condotte al radiocarbonio, oggi sappiamo che il manoscritto venne stilato fra il 1404 e il 1438.

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Manoscritto Voynich, sezione botanica.

La seconda sezione, detta astronomica o astrologica, presenta 25 diagrammi che ricordano temi astrali contenenti molte stelle. Vi sono disegnate delle circonferenze concentriche o con segmenti che si irradiano dal centro all’esterno. Alcune raffigurazioni rappresentano la classica raffigurazione del sole e della luna con volti umani, si riconoscono anche diversi segni zodiacali e qui e lì compaiono figurine di donne nude. Quest’ultime sono il tema portante della terza sezione, denominata biologica.

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Manoscritto Voynich, sezione biologica.

Vi sono rappresentate una miriade di donne nude in piedi, con pance piuttosto prominenti, che emergono da misteriosi tubi o pozze colme di liquidi. Le figure umane nel Voynich sono in totale 227, di cui solo 3 -forse- maschili. I ricettacoli in cui si trovano le donne sono quasi sempre in collegamento tra loro attraverso tubi o cannule. Le immagini, in questa parte, rasentano l’allucinazione tanto risultano follemente irreali.

Dopo la sezione biologica si trova un grande foglio ripiegato in 6 parti, nelle quali sono disegnati nove “medaglioni” circolari contenenti stelle, oggetti simili a cellule, petali , raggiere con stelle o fasce di tubi.
La quarta sezione è quella farmacologica, identificata come tale per la presenza, nelle raffigurazioni, dei vasi tipici delle farmacie e di oltre cento piccoli disegni di piccole pianti e radici.
La quinta e ultima sezione è costituita da solo testo scritto, senza alcuna immagine a parte molte stelline simili ad asterischi incolonnate a sinistra del rigo, il che fa pensare a una rubrica o un indice.

Una lettere incollata alla prima pagina del manoscritto Voynich, ha permesso di rintracciare i vari passaggi di mano cui fu soggetto. Risulta che il testo fu inviato nel 1665 da Johanes Marcus Marci, residente a Praga, al grande erudito gesuita Athanasius Kircher, il quale viveva a Roma, nella speranza che questi riuscisse a decifrarlo.
Nella lettera che accompagnava il manoscritto, Marci informa che il manoscritto era appartenuto allo stravagante re Rodolfo II d’Asburgo, il quale lo aveva acquistato per la somma di 600 ducati da un ignoto. Già all’epoca di Rodolfo secondo vi furono diversi tentativi di decifrazione, tutti falliti, e i seguenti possessori del testo non furono ugualmente in grado di violare il codice. L’enigma che ammantava il manoscritto sembrava impenetrabile, numerose ipotesi lo identificarono come un trattato di alchimia o un libro contenente antichi segreti della magia egizia.
Marci si decide a spedire il manoscritto a Kircher per la sua fama di scienziato e linguista, nella speranza che questo riuscisse a sciogliere il segreto.
Kircher non rispose mai all’appello di Marci, probabilmente vergognandosi del fallimento nel tentativo di tradurre la misteriosa scrittura.
Alla morte del gesuita il testo passò in eredità alla Biblioteca del Collegio Romano e qui rimase nascosto per oltre duecento anni, prima a Roma e poi a Frascati.

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Rodolfo II, ritratto di Joseph Heintz

I tentativi di interpretazione seguiti dopo la sua scoperta nel 1912, non furono più fortunati: dai tempi di Voynich fino agli studi moderni condotti presso la Yale University, dove il manoscritto è correntemente conservato, nessuno è mai riuscito a fornire una lettura coerente.
Il manoscritto fu a più riprese attribuito al celebre Ruggero Bacone -Roger Bacon- e interpretato come un codice criptato contenente meravigliose scoperte che lo studioso avrebbe fatto in campo astronomico, genetico e botanico; riscoperte dall’umanità soltanto nel corso del Novecento con l’ausilio di microscopi e telescopi.
I tentativi condotti da coloro che si sono cimentati nella decifrazione della scrittura, spaziano dalla libera interpretazione basata sulle sbavature dell’inchiostro, fino a tentativi di sillabificazione, commutazione e reversione che comunque lasciavano molto spazio alla fantasia.
Ogni traduzione presentata di stralci del testo si configura come una sequela sconnessa di vocaboli.
Molti ricercatori hanno speso la loro intera vita cercando di assegnare un senso al Voynich, fallendo.
Come uscire da questa impasse?

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Manoscritto Voynich, dettaglio della scrittura

Le analisi statistiche e linguistiche hanno mostrato delle incongruenze nel manoscritto.
In primis questo non mostra cancellature, imprecisioni o ripensamenti e ciò, per un testo redatto a mano, risulta veramente inaudito e sospetto.
In secondo luogo, tutte le lingue umane, rispettano degli elementi denominati universali linguistici. Si tratta di una serie di costanti correlate fra loro contenute in ogni lingua naturale. Il manoscritto Voynich risulta altamente ripetitivo, la stessa parola appare due o tre volte di seguito, e parole che differiscono di una sola lettera si presentano con inusuale frequenza. Calcoli statistici hanno dimostrato che il vocabolario del voynichese -così è stata denominata la lingua contenuta nel manoscritto- è molto esiguo e le singole parole risultano stranamente brevi rispetto alla media delle lingue del mondo. Sono, inoltre, assenti le parole formate da una o due lettere, sempre presenti nelle altre lingue.

A seguito delle indagini effettuate per mezzo di computer, il voynichese presentò un livello di entropia più basso di qualsiasi altra lingua esistente e plausibile. L’entropia in fisica indica la quantità di disordine di un sistema, in linguistica questo concetto è traslato per designare la relativa assenza di informazione o l’incertezza del messaggio. In sostanza, la lingua Voyich risulta eccessivamente regolare. Queste caratteristiche rendono il sistema linguistico del Voynich sospetto non solo come lingua naturale ma anche come lingua di natura glossopoietica, ovvero artificiale.
A queste analisi sulla lingua aggiungiamo delle considerazione sulle immagini.
I disegni risultano di qualità drammaticamente bassa, alcuni studiosi hanno comparato il tratto a quello di un bambino di sei anni.

È stata recentemente scoperta la presenza di due diverse calligrafie, dunque il manoscritto pare sia stato redatto a due mani. A volte i disegni risultano frettolosi, altre più curati, inoltre le tematiche delle immagini divengono sempre più allucinate man mano che si incede verso la fine. Sembra quasi che gli autori abbiano deciso cosa rappresentare in corso d’opera.
Il manoscritto Voynich è stato definito un elegante enigma ma, probabilmente, la definizione più adeguata sarebbe un elegante falso storico.
Alla luce di ciò che è stato scoperto scientificamente, l’ipotesi più plausibile sembra che il testo non sia stato possibile da interpretare perché non ha nulla di senso compiuto da trasmetterci.
Ma perché prendersi la briga di creare un testo tanto strano?
Le ipotesi possono essere due: puro e semplice divretissement o truffa.
Il Voinich, oltre a essere il libro più misterioso del mondo è anche quello più costoso. In tempi recenti le transazioni commerciali che lo hanno interessato sono state tutte caratterizzate da somme ingentissime e in passato, prima della sua occultazione della Biblioteca del Collegio Romano, non sembra essere stato da meno.
Nel Rinascimento si risveglia nell’uomo il gusto della scoperta e dell’indagine scientifica, cosa poteva solleticare la passione per l’ignoto più di un testo redatto in un alfabeto sconosciuto e corredato da immagini grottesche e misteriose?
Non a caso la storia nota del manoscritto inizia con l’acquisto di questo da parte di Rodolfo II, interessato all’alchimia e all’esoterismo, per un quantitativo notevole di denaro.

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Il Codex Seraphinianus, Luigi Serafini 1976-1978

Il Voyinich, guardato alla luce di questa lettura, fa balzare in mente un’altra opera analoga redatta, però, in tempi recenti: il Codex Seraphinianus.
Questo meraviglioso volume è stato realizzato dall’artista Luigi Serafini fra il 1976 e il 1978.
Caratterizzato da una grafia asemica ma ipnotica e accompagnato da oltre 1000 disegni che, in quanto a stravaganza, forse superano persino il manoscritto Voynich. Si tratta di una enciclopedia fantastica, rivisitazione onirica di materie quali la zoologia, la botanica, la mineralogia, l’etnografia, la fisica, la tecnologia, l’architettura ecc.
Chissà se fra qualche migliaio di anni i nostri posteri, ritrovandosi fra le mani il Codex, non tenteranno invano di forzare la sua lingua e il suo senso.

Nemora, il manoscritto Voynich di Villa Mondragone Frascati

Il Codex Seraphinianus, opera di Luigi Serafini

Riguardo al manoscritto Voynich, la comunità scientifica è ancora divisa e proseguono i tentativi di traduzione e interpretazione: le ultime ricerche lo vedrebbero come una forma criptata delle lingue del Medio Oriente.

Secondo la mia umile opinione, non arriveremo mai a forzare la sua chiave di lettura. Io credo si tratti di un’opera assimilabile alle finalità del Codex Seraphinianus.
È un testo che non è stato stilato con l’intenzione di essere decifrato attraverso la lingua e la scienza. È un linguaggio che fa appello a una dimensione umana che si trova in uno strato profondo, non mediato dall’alfabetizzazione e la razionalità.
Seppure quella grafia risulta priva di un significato linguistico, ciò non significa che il testo non volesse trasmetterci un messaggio. Non significa che non abbia una sua semantica.
L’appassionata scintilla che il suo enigma ha acceso in molte menti, il suo ignoto messaggio che ha stimolato l’ingegno e che ha dato origine a una miriade di teorie e interpretazioni più disparate sembra, in realtà, comunicarci molto sulla natura dell’animo umano.

Qui è possibile visualizzare e scaricare l’intero manoscritto.

Nemora,
Alessandra

Bibliografia:
– Manoscritti segreti; Paolo Cortesi – Newton & Compton

Linkografia:
www.wikipedia.it;
www.repubblica.it;
www.wired.it;
www.wired.it
www.youtube.com

3 Responses to “Il manoscritto Voynich, l’enigma di Villa Mondragone

  • Nelya Grynchuk
    3 anni ago

    Ho capito di che cosa si tratta. Come posso comunicarvi la mia soluzione innaspettabile anche per me? Non ho capito la lingua ma da disegni e da un ‘altro codice di lettura, quale ho scoperto leggendo testi biblici ortodossi ho capito il significato dei disegni.

    • Alessandra
      2 anni ago

      Può tranquillamente scrivere qui sotto la sua teoria oppure inviare un messaggio privato alla pagina Facebook del blog, leggerò con molto interese 🙂

  • Potreste gentilmente comunicare anche a me eventuali interpretazioni di questo manoscritto? Grazie, Silvia

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