La Pietra Fattona

La Pietra Fattona, l’oracolo di Castel Gandolfo

pietra fattona, castel gandolfo

Pietra Fattona prima del 2013. Foto reperita da Google Immagini.

La chiamavano “la Pietra Fattona” e si trova sulle sponde del lago di Castel Gandolfo o lago Albano, che dir si voglia.
Si trattava di un foro in una parete, il quale si apriva su di un antro buio. Affacciandosi succedeva qualcosa di strano. Si veniva invasi da uno forte “senso di fermentazione”, si aveva la netta sensazione di ritrovarsi assediati da bollicine. Tenere gli occhi aperti era impossibile.
I temerari che riuscivano a respirare quell’aria curiosa per una decina di secondi, erano soggetti a effetti ben più potenti: realtà che si distorce, variazioni di colori, suoni attutiti. Insomma, si cadeva in un vero e proprio breve stato allucinogeno e psichedelico, simile a quello risultante dall’uso del tipo di droga che va sotto l’etichetta di “poppers”.
Raggiungere la Pietra Fattona non è semplicissimo, eppure questo sito era soggetto a un notevole via vai, soprattutto nelle sere del weekend. I ragazzi si riunivano qui, per usufruire di questa droga naturale e godere della vista del lago che si aveva da lì.
Intorno al 2013 il foro è stato chiuso con delle lamiere di metallo e la vista è stata oscurata con dei pannelli analoghi. Quel che rimane oggi della Pietra Fattona, è un triste rudere rivestito di metallo che porta i segni di notevoli tentativi di scasso.

Osservandola si notano immediatamente delle stranezze che portano a degli interrogativi.
In primis, questo fenomeno è incastonato in una struttura. Una parete costruita ad hoc, una grata che funge da “valvola di sfogo” e affianco una sorta di nicchia anch’essa protetta da una grata.
Che funzione poteva avere questo manufatto? A che scopo costruire una simile recinzione?
Prima di argomentare ulteriormente, voglio fare un salto indietro nel tempo e raccontarvi una storia.

Anno 1995, piena primavera.
Un gruppo di scout si arrampica sulla collinetta che conduce alla Pietra Fattona, uno a uno i capi aiutano i bambini a scavalcare la recinzione e li portano davanti alla misteriosa parete con un foro al centro.
Dispongono i bambini in fila poi, uno a uno, li prendono in braccio e li portano con il viso all’altezza del buco, solo per un breve istante e a distanza di sicurezza. Ogni bimbo strabuzza gli occhi e fa la faccia meravigliata. I grandi gli intimano di non rivelare nulla agli altri in attesa, poi passano al bambino successivo.
Arriva il mio turno. Ho 7 anni, non ho mai assistito a niente del genere. Un capo scout mi acchiappa e mi solleva fino al foro. Proviene aria fredda da lì dentro. Mi avvicino e…sbam!
Mi è impossibile accostarmi più di tanto, è come se fossi stata investita da un’onda d’urto. Come se fossi circondata da bollicine, il naso mi prude, gli occhi si chiudono istintivamente.
Dura un secondo, il ragazzo mi posa a terra e mi fa segno con l’indice davanti alla bocca di non dire nulla.
Per tanti anni ho continuato a parlare dell’esistenza di questo luogo, attirando per lo più l’ironia dei miei interlocutori. Sono riuscita a ritrovarla e a tornarci solo 13 anni dopo, in una giornata estiva, sul tardo pomeriggio.
Quella volta non mi sono avvicinata per un istante, ma ho voluto sperimentare cosa succedesse respirando quelle esalazioni per circa quindici secondi. E, be’, la realtà non è stata più la stessa per un po’.
Ma in quel momento ho anche capito cosa stessi respirando: anidride carbonica allo stato quasi assoluto.

pietra fattona, castel gandolfo

Pietra Fattona attualmente.

Tutto il territorio dei Castelli Romani è inglobato all’interno di un super vulcano, chiamato Vulcano Laziale. Per ulteriori delucidazioni sulla genesi e la storia di questo imponente mostro preistorico rimando al mio articolo “Il Vulcano e il Dragone”.
Il Vulcano Laziale, contrariamente a quanto normalmente si pensi, non è affatto spento ma assopito, vigila, in uno stato di quiescenza.
In che maniera si manifesta attualmente l’attività del vulcano?
Fortunatamente non con eruzioni di magma. Per lo più abbiamo a che fare con scosse di terremoto, che ogni ventennio circa si traducono in veri e propri sciami sismici di intensità anche notevole. Ma c’è anche un altro interessante fenomeno: le eruzioni gassose. In sostanza, quando nella camera magmatica c’è un qualche movimento, in superficie accade qualcosa. Spesso accade che i gas, che nel sottosuolo sono compressi a pressioni elevatissime, trovino sfogo in superficie e vengano esalati dal terreno.
Nei Castelli Romani vi sono stati numerosi episodi di esalazioni di anidride carbonica, le quali spesso hanno causato la morte di animali anche di grossa taglia e, in almeno un caso accertato, persino di un essere umano: nel 2000 un anziano signore, caduto in un pozzo, è morto nel giro di pochi minuti asfissiato dai gas esalati dal terreno. Ricordiamo, inoltre, i villini evacuati a Cava de’ Selci e le eruzioni gassose in zona S. Maria delle Mole, presso Ciampino.
Il Vulcano Laziale è vivo e vegeto, ma fa avvertire la sua presenza in maniera molto subdola.

Tornando alla Pietra Fattona, abbiamo i seguenti elementi: dei gas vulcanici allucinogeni esalati dal terreno, una struttura costruita per raccoglierli e un foro che si affaccia sulla stanza in cui questi gas sono concentrati.
Vi viene in mente nulla?
Se avete risposto “l’Oracolo di Delfi” e/o la “Sibilla Cumana”, ci siamo capiti.
Entrambi i luoghi erano caratterizzati dalla presenza di donne, la Pizia di Delfi e la Sibilla di Cuma, che entravano in uno stato di trance medianica e, in quella condizione alterata, erano in grado di pronunciare oracoli e predire il futuro.
La Sibilla Cumana, fra l’altro, ha un forte collegamento con il territorio dei Castelli Romani: è lei a consigliare a Enea di munirsi di un ramo d’oro da portare con sé nel suo viaggio egli Inferi, per protezione. Lo stesso ramo d’oro che Enea coglierà, sarà poi trapiantato a Nemi, nel Tempio di Diana Nemorense, e da questo crescerà il famoso albero di vischio cardine del cruento rituale omicida del Rex Nemorensis.
Il quadro che emerge è interessante: dagli ultimi studi è stata accertata la presenza di fratture nel terreno dal quale fuoriescono gas con effetto pisichedelico. Sia nel tempio di Apollo Delfico, sia a Cuma, le donne erano confinate in ambienti chiusi –rispettivamente la cripta/adyton per la Pizia e l’Antro per la Sibilla- e qui, sotto il pesante effetto di queste esalazioni concentrate in questi ambienti, cadevano preda di deliri mistici.
È possibile che anche a Castel Gandolfo accadesse anticamente la stessa cosa?
I presupposti c’erano, ma qualcosa non tornava.
Il primo punto a sfavore era la struttura stessa: troppo moderna per essere stata eretta in tempi anche solo vicini a quelli degli oracoli di Delfi o Cuma.
Inoltre c’era, ed è tuttora visibile, al di là dell’accesso “abusivo”, una via d’entrata nella parte frontale di questo sito, corredata di cancello e lucchetto.
Insomma, il fenomeno era palesemente noto e la costruzione era, per lo meno, risalente all’Ottocento o al Novecento.
Dunque, come uscire da questa impasse?
La risposta è arrivata quando ho portato sul luogo Sandro Pravisani,  fondatore e curatore del progetto Geografia Sacra.
Sandro ha avuto un’idea semplice quanto efficace: domandare agli abitanti della villa che si trova direttamente davanti la recinzione che circonda la Pietra Fattona. Qui abbiamo potuto ricollegare i pezzi del puzzle e trarre le dovute conclusioni.

Fino a qualche decennio fa, oltre quel muro forato che impediva l’accesso alla camera ricca di emanazioni di anidride carbonica, vi era una sorgente naturale di acqua frizzante.
Accanto alla sorgente, nella nicchia protetta da una grata, soggiornava una statua di Maria Vergine. Era prassi che le anziane devote si recassero qui per recitare il rosario la sera, nei pressi della fonte.
La Madonna e l’elemento acquatico sono profondamente legati nell’immaginario collettivo, basti pensare a Lourdes, in Francia, o più semplicemente alla Fonte Donzella di Velletri, dove ogni tanto pare vi sia un’apparizione mariana. Ciò deriva da un archetipo profondamente radicato nella mente umana, che tende a identificare l’acqua e ogni luogo in cui regna umidità, con l’elemento femminile. Insomma, la Pietra Fattone era sia una fonte cui approvvigionarsi liberamente un luogo di culto.
In tempi abbastanza recenti la faglia acquifera si è esaurita, ma non la sorgente gassosa.
Come abbiamo già detto in precedenza, una simile emanazione rappresenta un pericolo reale e concreto per la vita, perciò la scelta più saggia è stata quella di confinarla e murarla.
Tuttavia, qualcuno doveva essersi reso conto degli effetti che l’inalazione del gas vulcanico poteva causare, perciò non ci volle molto prima che qualcuno ebbe l’idea di aprire una breccia nel muro e portarci i suoi amici.
Questa è la genesi della Pietra Fattona.

La storia appena narrata può far sorridere ma, in realtà, c’è una chiave di lettura ulteriore.
Prima di tutto, questo significa che non sia mai esistito un oracolo simile a quello di Delfi e Cuma nell’area vulcanica dei Castelli?
Io non ci metterei la mano sul fuoco. C’è ancora molto da indagare e i Castelli Romani si sono più volte contraddistinti come un’area molto peculiare in materia archeologica. I presupposti per lo sviluppo di una prassi oracolare analoga a quelle citate ci sono, sia sul piano geografico sia nell’impiantito religioso. Certo, per il momento si può solo speculare, ma è noto che la natura fortemente boschiva di questa area nasconde molto allo sguardo.
In secondo luogo, mi piace pensare che inalando quei gas si potesse, per un breve istante, vedere la realtà con gli occhi folli di un oracolo di 2000 anni fa. E a me basta per sognare.

Alessandra,
Nemora

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