[{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"Article","@id":"https:\/\/www.nemora.it\/emissario-del-lago-di-nemi\/#Article","mainEntityOfPage":"https:\/\/www.nemora.it\/emissario-del-lago-di-nemi\/","headline":"Emissario del lago di Nemi: storia, funzione e percorso","name":"Emissario del lago di Nemi: storia, funzione e percorso","description":"L\u2019Emissario del lago di Nemi \u00e8 una bocca spalancata sul buio. Opera ipogea risalente all\u2019incirca al\u00a0VI secolo a.C, scavata dalla mano di popolazioni pre-romane. 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Mi fermo, scatto qualche foto e ... attendo con ansia l'occasione di una 'traversata'.  Nel frattempo leggo con fame dii sapere tutto ci\u00f2 che trovo sulla rete e non. In questi articoli di Alessandra ho trovato gran parte di quanto cercavo. Grazie","author":{"@type":"Person","name":"Giancarlo Lucioli","url":"http:\/\/casadelpellegrino-psl.eu"}}],"about":["Luoghi ed esplorazioni nei Castelli Romani"],"wordCount":1796,"keywords":["Archeologia e misteri del Lago di Nemi"],"articleBody":"L\u2019Emissario del lago di Nemi \u00e8 una bocca spalancata sul buio. Opera ipogea risalente all\u2019incirca al\u00a0VI secolo a.C, scavata dalla mano di popolazioni pre-romane. Si sviluppa per 1653 metri, per una larghezza di circa 80 cm ed \u00e8 un manufatto altissimo livello ingegneristico.\u00a0Aveva la funzione di tenere costante il livello delle acque del lago di Nemi e incanalarle fino a farle sfociare in Vallericcia, dove veniva impiegata per l\u2019irrigazione. Da qui il corso d\u2019acqua proseguiva \u00a0a cielo a aperto fino a sfociare nel mar Tirreno, ad Ardea.IndiceStoria e funzione dell&#8217;emissarioEsecuzione degli scavi originaliPercorrendo l&#8217;interno dell&#8217;emissarioStoria e funzione dell&#8217;emissarioSono molti i misteri che circondano l\u2019emissario, a partire dal fatto che questa incredibile impresa non sia citate in nessuna fonte storica antica anche se compare in diverse illustrazioni e sappiamo, perci\u00f2, che era nota agli antichi. Una possibilit\u00e0 \u00e8 che non venisse citata in quanto opera non romana a differenza, per esempio, del documentatissimo emissario di Albano, realizzato dai romani durante l\u2019assedio di Veio nel 398 a.C.L\u2019emissario venne realizzato originariamente per tutelare il luogo di culto dedicato alle dea Diana, situato sulle sponde del lago. L\u2019adorazione della dea in questo bacino ha origini antichissime, probabilmente affonda le radici nel culto preistorico della Dea Madre, per poi evolversi nel tempo fino a giungere ad assumere la forma ufficiale e strutturata della venerazione di Diana Nemorensis.Sulle rive del lago sorsero, in et\u00e0 romana, numerose altre costruzioni che beneficiarono dell\u2019incanalazione idraulica, come le Terme della Ninfa Egeria e le ville degli imperatori Caligola e Cesare.Domare le acque per salvare il luogo di culto. Viene in mente unparagone con quanto accaduto con i templi di Abu Simbel -in Egitto- negli anni \u201960 del Novecento quando, in previsione della costruzione della diga di Assuan lungo il Nilo, si dovette spostare l\u2019intero sito archeologico per evitare che il fiume lo sommergesse.Naturalmente nel VI a.C. una simile operazione sarebbe stata impossibile, tuttavia viene da chiedersi perch\u00e9 non si \u00e8 proceduto semplicemente con la costruzione di un nuovo tempio in un\u2019area pi\u00f9 sicura del Nemus Aricino. Il tempio di Diana Nemorensis giunto a noi risale all\u2019incirca al III secolo a.C. e non ci \u00e8 dato sapere quale entit\u00e0 avesse l\u2019ambiente in cui si svolgevano l\u2019adorazione e le celebrazioni in onore di Diana 300 anni prima ma, ragionevolmente, non era paragonabile a quanto costruito in epoca pi\u00f9 recente. \u00c8 probabile, dunque, che la posizione geografico-spaziale occupata del santuario gi\u00e0 in nuce ricoprisse un\u2019importanza cardinale.Esecuzione degli scavi originaliGli scavi per la realizzazione dell\u2019emissario del lago di Nemi hanno rappresentato un\u2019impresa incredibile per l\u2019epoca in cui sono avvenuti. Due squadre discavatori \u00a0hanno cominciato parallelamente a scavare: una squadra da una postazione situata qualche metro al di sopra dell\u2019altezza delle acque, l\u2019altro gruppo a partire da Vallericcia. Questo secondo gruppo si \u00e8 trovato alle prese con una lente basaltica che ha costituito un ostacolo notevole lungo il percorso.Su come gli operai si siano orientati negli scavi riuscendo infine a incontrarsi, ci sono molte speculazioni e poche certezze. L\u2019ipotesi pi\u00f9 accreditata vuole che ci si regolasse grazie alla tecnica del coltellamento, tramite pozzi verticali e filo a piombo.La tecnica di scavo rappresenta un altro mistero. Alcuni studiosi hanno ipotizzato l\u2019 utilizzo della dolabella, ovvero di un piccone dalla punta corta, altri sostengono che gli scavatori si siano serviti di una sorta di macchinario per scavare costituito da un asse\u00a0 fornito di lamelle che, ruotando, erodeva la roccia al ritmo di circa 2-3 cm ogni 10 cicli. Qualsiasi siano state le modalit\u00e0 attuate, appare evidente che il completamento dell\u2019opera debba aver richiesto un tempo molto lungo, considerando anche che il fronte di lavoro poteva ospitare massimo una persona.Giunti al punto d\u2019incontro, le squadre hanno continuato a scavare fino al raggiungimento della parete che li divideva dalla massa acquatica. L\u2019ultima picconata ha sprigionato il fluire impetuoso dell\u2019acqua e trascinato con s\u00e9 chi era rimasto a completare i lavori.L\u2019opera \u00e8 stata realizzata con un tale grado di perfezione che negli anni \u201920 \u00e8 stata rimessa in funzione per prosciugare il lago e procedere il con il recupero delle navi di Caligola, le quali giacevano sul fondo dello specchio d\u2019acqua fin dal I d.C.Percorrendo l&#8217;interno dell&#8217;emissarioLa prima volta che ho visitato il cunicolo \u00e8 stato assieme al gruppo guidato dagli agenti del Parco Naturale Regionale dei Castelli Romani.L\u2019escursione \u00e8 stata interessante e le guide hanno illustrato egregiamente la storia e il percorso dell\u2019emissario tuttavia, in compagnia di molta gente, non \u00e8 semplice \u201csentire\u201d cosa hanno da dirci i luoghi antichi. Perci\u00f2, a distanza di poche settimane, ho deciso di ripetere l\u2019esperienza in maniera autonoma., accompagnata solo da tre amici.L\u2019imbocco del cunicolo si trova sulla sponda occidentale del lago di Nemi.Questo \u00e8 denominato incile o\u201cingresso monumentale \u201c in quanto rivestito in peperino e fornito di rifiniture. L\u2019ingresso si trova nei pressi di un grosso fico ed \u00e8 incorniciato da edera.Sotto l\u2019edera si scorge una macchia di colore, spostando la pianta noto una particolarit\u00e0: dei segni dipinti con un tratto caratteristico. Hanno qualcosa di familiare, ci rifletto, ho l\u2019impressione di aver gi\u00e0 visto quella mano.Nel mio articolo \u201cNemi, riva orientale: 3000 anni in 500 metri\u201d parlavo di simboli identici trovati sulle pareti di un opificio medievale. Non ho assolutamente idea di cosa vogliano significare e ho solo due certezze: sono di fattura moderna e sono strutturati in maniera troppo precisa per essere casuali. Sono di fronte all\u2019ennesimo mistero che i Castelli Romani offrono.Apro l\u2019inferriata che chiude l\u2019ingresso: una corrente fredda ci investe e porta con s\u00e9 l\u2019odore dei luoghi avvolti dal buio e dal silenzio. Accendendo le torce l\u2019ambiente appare in tutta la sua imponenza, in questo tratto il cunicolo \u00e8 alto diversi metri e presenta sulla sommit\u00e0 i caratteristici filtri in pietra costellati da fori circolari.Terminato il rivestimento di peperino, sulle pareti diventano visibili, ovunque, profonde scalfitture. Facciamo scorrere i polpastrelli lungo i solchi, regolari e ripetuti. Si tratta dei segni lasciati dagli attrezzi di scavo. Sono cos\u00ec evidenti da annullare 2600 anni di storia e riportarci sullo stesso piano temporale di coloro che li hanno incisi.Lo speco si fa pi\u00f9 stretto basso, procediamo camminando chinati. Dopo qualche centinaio di metri arriviamo alla discenderia, il tratto in cui la squadra proveniente dall\u2019ingresso che si trovava al di sopra delle acquee si\u00a0 \u00e8 riportata al livello di scavo del gruppo proveniente dall\u2019altro lato della montagna. Questo spazio, in autunno, ospita una nutrita colonia di una specie protetta di pipistrelli, la quale annualmente viene censita dai guardiaparco.Salendo dei gradini \u00e8 possibile entrare in questo cunicolo secondario. Ripercorrendolo a ritroso, in pendenza, si giunge fino al punto d\u2019imbocco, dal quale si gode una meravigliosa vista del lago di Nemi dall\u2019alto. Torniamo indietro e riprendiamo la nostra strada verso Vallericcia.\u00c8 possibile notare la presenza di cunicoli a fondo cieco: si tratta di errori e ripensamenti, gallerie iniziate e poi abbandonate per riprendere la direzione corretta. Aprire la fila \u00e8 un\u2019esperienza emozionante, il fascio di luce scopre poco per volta la roccia man mano che si avanza, in distanza regna il buio assoluto.Si incontrano, lateralmente, delle sorta di nicchiette, dalle fattezze di giacigli. Potrebbe trattarsi di ricoveri di fortuna adottati dagli abitanti di Nemi e Genzano durante la Seconda Guerra Mondiale. \u00c8 noto, di fatti, che le popolazioni dei paesi limitrofi abbiano trovato riparo negli antichi ipogei dei Castelli Romani nel tentativo di sfuggire ai bombardamenti. Lo stesso Museo delle Navi Romane di Nemi ospit\u00f2 gli sfollati, in diverse foto storiche \u00e8 possibile vedere persone accampate proprio al di sotto degli scafi delle navi originali di Caligola, poco prima che venissero distrutte nell\u2019enigmatico incendio del 31 maggio 1944.Sopra di noi c\u2019\u00e8 la citt\u00e0 di Genzano, ci troviamo all\u2019incirca a met\u00e0 del percorso. Siamo troppo distanti, troppo in profondit\u00e0, per averne anche solo un indizio uditivo.In breve arriviamo in una porzione della galleria rivestita completamente di calcare. Il lavoro millenario dell\u2019acqua si \u00e8 palesato in una serie di concrezioni: piccole stalagmiti e stalattiti si ergono dalle pareti e dall\u2019apice della galleria. Brillano sotto i fasci di luce tornendo il cunicolo, regalando un meraviglioso spettacolo.Da qui in poi le infiltrazioni d\u2019acqua rendono difficile proseguire, in alcuni tratti l\u2019acqua giunge quasi fino alle ginocchia. Incontriamo una serie di archi, manufatti risalenti al periodo del Fascismo, periodo in cui \u00e8 stato effettuato il momentaneo ripristino dell\u2019emissario.Lo speco si fa progressivamente sempre pi\u00f9 stretto e basso, l\u2019acqua diventa sempre pi\u00f9 alta. Venature basaltiche spiccano dalle pareti, indubbiamente la difficolt\u00e0 tecnica incontrata dagli operai si riflette nella qualit\u00e0 del lavoro, che in questo tratto risulta molto pi\u00f9 approssimativo e meno rifinito.D\u2019un tratto una luce balena dal fondo: siamo giunti a Vallericcia. Per uscire dobbiamo letteralmente strisciare a terra per sbucare, infine, in una distesa di campi coltivati. Ci stropicciamo gli occhi, cercando di riabituarci alla luce del sole e all\u2019aria fresca. Da qui si gode una meravigliosa quanto inedita vista di Ariccia dal basso.Dopo una breve sosta riprendiamo il cammino. Ci addentriamo nuovamente nell\u2019emissario e stavolta chiudo la fila. Essere ultimi \u00e8 un\u2019esperienza vagamente inquietante, ogni tanto ci si sente spinti a voltarsi e a puntare la torcia verso il nulla che abbiamo alle spalle. Eppure quel percorso l\u2019abbiamo gi\u00e0 intrapreso. Eppure, razionalmente, non ci sono pericoli. Eppure.Le paure pi\u00f9 grandi dell\u2019uomo nascono dall\u2019ignoto. Tuttavia, \u00e8 lo stesso ignoto il motore di propulsione delle pi\u00f9 grandi scoperte e passioni umane. \u00c8 un gioco di forze. Mi giro, fisso il buio. Ho un\u2019idea e propongo di fermarci. Spegniamo le torce e istintivamente, tacendo, cominciamo\u00a0 respirare in maniera lenta e leggera per non turbare la quiete.Questo \u00e8 il vero volto nell\u2019emissario. Noi portiamo le nostre voci, le nostre luci, le nostre paure e le nostre aspettative. Le sommiamo alle risonanze che qui si stratificano da 2600 anni: vocii, colpi di piccone, grida, il fragore delle acque. Ma quando l\u2019ultimo visitatore si chiude alle spalle il cancello in ferro e spegne la sua torcia, l\u2019emissario torna a essere l\u2019arteria oscura della terra. Una cavit\u00e0 che ascolta, assorbe e custodisce.E nei millenni dimorer\u00e0 qui, l\u2019eco dei miei\u00a0passi.Nemora,AlessandraRingrazio doppiamente Valentina per essere stata con me entrambe le volte e Roberto ed Erika per essersi tuffati nel buio insieme a noi.Continua l'esplorazioneIl mistero della Gorgone di Nemi: la statua della MedusaDiana Nemorense e il Templum DianaeNemoralia, il Festival delle TorceNemi, riva orientale: 3000 anni in 500 metriLa Befana e Diana: origini pagane dell&#8217;EpifaniaIl Museo delle Navi Romane di Nemi"},{"@context":"https:\/\/schema.org\/","@type":"BreadcrumbList","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Emissario del lago di Nemi: storia, funzione e percorso","item":"https:\/\/www.nemora.it\/emissario-del-lago-di-nemi\/#breadcrumbitem"}]}]