Tuscolo, santuario di Satana

 

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Tuscolo, santuario di Ercole o Giove.

Sul Monte Tuscolo le luci del sole morente tingono d’oro elementi naturali e antichi ruderi.
Il panorama mostra due aspetti in contrasto fra loro: da una lato Roma si estende a perdita d’occhio fino al mare, dall’altro una distesa verde di dolci pendii conduce a foreste e montagne. Quando però le ombre si incominciano ad allungare vistosamente e il frinire dei grilli si fa più forte, quando il disco solare perde la sua vivacità e il cielo si fa violaceo all’orizzonte, il visitatore solitario sente l’urgenza di abbandonare questo luogo incatantato che sta per mutare volto.

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Veduta dal Monte Tuscolo.

Benché oggi la memoria di questi eventi abbia incominciato a sbiadire dalle menti degli abitanti locali, negli anni Novanta era di pubblico dominio che Satana, dopo il tramonto, dimorava qui.
Aveva eletto suo rifugio i resti di ciò che gli archeologi hanno identificato come il santuario di Giove o forse Ercole, patrono della transumanza. Nell’antichità doveva trattarsi di un’imponente struttura edificata tra i I e il II secolo d.C., alla quale si accedeva con una scalinata sorretta da una costruzione a volta. In precedenza era ritenuta essere la villa di Marco Tullio Cicerone e in seguito di Tiberio, studi comparativi con l’architettura sacra situata nei dintorni hanno permesso infine il corretto riconoscimento del santuario extra-urbano.

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Tempio di Giove o Ercole, Tuscolo.

Qui si riunivano gli adepti delle sette sataniche per celebrare i loro rituali ed evocare il demonio. Spesso si potevano udire tamburi echeggiare o vedere luci in processione e figure incappucciate aggirarsi per il Tuscolo nel cuore della notte. Per tutto il decennio numerose segnalazione di abitanti spaventati hanno raggiunto i centralini delle stazioni di Polizia e Carabinieri locali.
Le Messe Nere di per sé non costituiscono reato, tuttavia spesso queste celebrazioni sono intessute con azioni di natura illecita, quali il possesso di ingenti quantità di droghe, la violenza sessuale, il maltrattamento di animali o, nei peggiori dei casi, l’omicidio sacrificale.

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Tuscolo, santuario di Satana.

Negli antri dell’antico santuario avevano luogo i riti.
Le giornaliste Enrica Cammarano e Letizia Strambi, nel loro volume “Satana alle porte di Roma” (Edizioni Mediterranee, 1995), narrano di come il sorriso gli si sia spento sul volto entrando, accompagnate dalle forze dell’ordine, in una di queste grotte recante tracce evidenti di una Messa Nera consumata in loco la notte precedente. Santini bruciati, pentacoli a terra, croci rovesciate, disegni misteriosi sui ceri, la Madonna deturpata, il falò, gli alcolici, gocce di sangue nella polvere. Parlano di questo e di come, a prescindere dalla religione professata, ci si ritrovi inevitabilmente con i brividi fino al collo nell’essere immersi in un simile scenario. La seguente foto ritrae esattamente l’ambiente descritto dalle due donne e in cui si sono svolte le indagini.

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Ambiente del tempio in cui venivano effettuati i rituali satanisti a metà degli anni ’90, Tuscolo.

Imparzialmente si potrebbero rianalizzare gli eventi qui accaduti come una doppia profanazione perpetrata in un unico rituale.
Le giornaliste si soffermano a descrivere il senso di repulsione evocato nel vedere delle immagini cristiane, che per retaggio culturale siamo abituati a considerare sacre, sovvertite e rese blasfeme.
Tuttavia, recuperando ancora più a fondo le nostre radici, riscopriamo proprio ciò che il tempio in oggetto omaggiava in principio: delle divinità pagane. Alle nostre origini remote troviamo il culto di questi dèi che incarnavano la natura e i vari aspetti delle vita quotidiana dei popoli di cui erano espressione.
Un atto satanico perpetrato in un santuario latino trasgredisce il nostro retaggio doppiamente: in primis, viola la sacralità di Giove ed Ercole e in secondo luogo profana il superstrato cattolico che si è innestato sulle religioni antiche.
È lecito, però, classificare e interpretare il satanismo come la faccia occulta della stessa medaglia del crisitianesimo: il paganesimo, di fatti, non identificava un’unica entità come incarnazione del Male, ma rientrava piuttosto nella logica di una natura complementare in cui non esistono il Bene e il Male in senso assoluto.

Sappiamo che il cristianesimo in parte ha inglobato in sé elementi della cultura pagana adattandoli e riproponendoli, altri ancora li ha stigmatizzati, etichettandoli come simboli di blasfemia. In sostanza, nel tentativo di sopprimere e bandire l’antico politeismo e di esaltare all’estremo la perfezione spirituale, il crisitianesimo stesso ha gettato le basi per la creazione di un suo culto opposto, corredandolo di un simbolismo e un’escatologia precisa.
È come se, nel tentativo di separare indissolubilmente il Bene e il Male, il risultato sia stato quello di creare una scissione conflittuale del Bene e il Male da un’originale indistinzione che vedeva l’uomo e gli stessi dèi come imperfetti, altalenanti, a volte misericordiosi e retti, altre volte meschini e malvagi. L’idea di venerare e di potersi identificare con il Male assoluto è, per un essere umano, semplicemente impossibile.

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Croce del Tuscolo. Fonte immagine: ww.canonclubitalia.com

Siamo molto più complessi, siamo duali, e gli antichi adoratori di Giove ed Ercole lo sapevano bene.
Non c’è Luce senza Tenebra, le due entità sono imprescindibili e necessitano bilanciamento.
La prova è facile da trovare persino qui: entrando nel grembo di questo moderno santuario dell’Anticristo basta guardare in alto, attraverso il soffitto franato dell’antro, per vedere la croce bianca che si staglia in cima al Monte Tuscolo.

Nemora,
Alessandra

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