La Porta Alchemica di Roma

La Porta Alchemica di Roma

רוח אלהים
-ruach elohim-

Piazza Vittorio Emanuale II, Rione Esquilino, nel cuore di Roma.
L’enorme porticato ospita al suo centro un parco, nel quale è possibile vedere ancora oggi i resti del Ninfeo di Alessandro Severo, una fontana monumentale risalente al III secolo d.C.
I ruderi, il mercato, il brulichio multiculturale. E poi c’è quell’elemento fuori posto, in una zona d’ombra.
A un primo sguardo potrebbe essere interpretata come parte delle rovine romane, ma osservandola meglio si comprende come ci si trovi davanti a qualcosa di molto diverso. Probabilmente diverso da qualsiasi altra cosa abbiate visto nella vostra vita.

porta alchemica, magica, roma, nemoraLa Porta Alchemica è nota anche come Porta Magica, Porta dei Cieli e Porta Ermetica.
Anticamente costituiva uno dei cinque ingressi della residenza di Massimiliano Palombara (1614-1680), marchese di Pietraforte.
Quel che restava della villa, la quale si trovava sull’Esquilino, venne raso al suolo nel XIX secolo per far spazio al nuovo quartiere in costruzione: la porta in questione, tuttavia, venne conservata per poco più di un decennio in un magazzino e ricostruita nel 1888 su di un vecchio muro perimetrale della Chiesa di Sant’Eusebio.
Le due minacciose statue che vigilano su di essa non provengono dallo stesso ambiente, si tratta di raffigurazioni dell’antica divinità egizia Bes. Queste furono ritrovate nell’area del Quirinale, dove in epoca romana sorgeva un tempio dedicato a Serapide, dea sincretica che incarnava gli attributi di Osiride e Api. Nella Roma pre-cristiana era comune venerare divinità di origine egiziana e Bes -nume tutelare della casa, della nascita e dell’infanzia- era oggetto di questa forma particolare di devozione.
Il perché queste statue siano state poste proprio a difesa della Porta Alchemica, resta ancora oggi un mistero.
Ai lati della porta e al di sopra di essa si notano una serie di simboli appartenenti a culture e suggestioni diverse.
In alto, sul frontone, troneggia le scritta:

Tre son le cose mirabili: Dio e uomo, Madre e vergine, trino e uno

Questa circonda il Sigillo di Salomone, formato da due triangoli equilateri che disposti a formare una stella, al quale si aggiungono una croce sovrastata da un cerchio che presenta al suo interno un’altra inscrizione:

Il centro è nel trigono del centro

La composizione del frontone ricorda nelle fattezze il simbolo della setta ermetica cristiana della Rosa-Croce; compare per la prima volta raffigurato nel testo  Aureum Seculum Redivivum e sembra aver rappresentato la fonte di ispirazione del famoso occhio inscritto in un triangolo che troneggia sulle banconote americane. La medesima simbologia fu adottata anche dalla loggia massonica degli Illuminati di Baviera.

L’intera porta è costellata di scritte: sull’architrave troviamo un’incisione in ebraico, che recita “Spirito Divino”, affiancata dal latino “Il drago esperio custodisce l’ingresso del magico giardino e, senza la volontà di Ercole, Giasone non potrebbe gustare le delizie della Colchide“.
Lungo gli stipiti si trovano diversi simboli ai quali ancora non si è riusciti ad assegnare un significato certo. Secondo l’interpretazione più accreditata rappresenterebbero i pianeti del sistema solare, ognuno associato a una divinità pagana e a un diverso metallo: nel complesso sembrerebbero alludere alla trasmutazione degli elementi.
Sulla base si trova la rappresentazione di una monade la quale rappresenta l’Uno, l’unità di base dell’essere che racchiude in sé ogni aspetto del fisico e del metafisico. Al di sotto di essa si legge:

È l’opera segreta del vero saggio aprire la terra, affinché germini per la salvezza della gente

Inciso al di sopra del gradino, laddove il piede del visitatore anticamente calpestava nell’atto di entrare nel laboratorio, si nota l’epigrafe”SI NON SEDES IS”. Questa può essere letta sia da destra verso sinistra che viceversa, dando origine rispettivamente ai due significati “se ti siedi non procedi” e a “se ti siedi procedi“.
Ma cosa si cela dietro la Porta Alchemica?

Il marchese Palombara era un grande appassionato di alchimia, scienza occulta che scoprì frequentando la corte porta alchemica, magica, roma, nemoradella regina Cristina di Svezia, a Palazzo Riario, presso il Gianicolo. Qui venne in contatto con illustri personaggi dell’epoca dediti, fra i quali il celebre erudito Athanasius Kircher e il medico esoterista  Giuseppe Francesco Borri.
Quest’ultimo, a causa delle sue ricerche, venne accusato di eresia e veneficio nel 1659: riuscì a fuggire e visse di espedienti finché, infine, non fu catturato e rinchiuso nelle carceri di Castel Santangelo. Quando venne rilasciato in regime di semilibertà, nel 1678, fu proprio Massimiliano Palombara ad ospitarlo nella sua villa.
La leggenda narra che Borri trovò una notte, nei giardini della villa, un’erba in grado di tramutare semplici metalli in oro: la mattina dopo scomparse per sempre attraverso la porta, lasciando dietro di sé alcuni residuo d’oro e una manoscritto pieno simboli misteriosi contenenti il segreto della pietra filosofale.
Il marchese fece incidere sulle cinque porte d’ingresso della sua residenza gli enigmatici simboli rinvenuti sulle carte, nella speranza che un giorno qualcuno potesse decifrarli.
È probabile che il testo sibillino in questione fosse proprio il manoscritto Voynich (cui ho già personalmente dedicato un articolo) l’intraducibile libro rinvenuto nel secolo scorso all’interno di Villa Mondragone, a Frascati. Sappiamo per certo, di fatti, che il Voynich passò per le mani di Athanasius Kircher -frequentatore anch’egli del circolo della regina Cristina di Svezia e conoscente del marchese Palombara- il quale cercò, senza successo, di tradurlo.

Più di 300 anni dopo la Porta Alchemica è ancora lì, in attesa di essere varcata.
E la chiave per aprirla è esplicitamente scolpita su di essa, una sfida lanciata nei confronti di ogni passante.
Una bocca spalancata sull’ignoto nel cuore palpitante della Città Eterna, talmente suggestiva e magnetica da necessitare di essere sigillata.
Perché, d’altronde, una porta costituisce un’entrata…ma anche un varco d’uscita.

Nemora,
Alessandra

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P.S. qui è possibili leggere l’articolo sul manoscritto Voynich e scaricarlo per intero in formato PDF.

 

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