La città fantasma di Canale Monterano

Canale Monterano è un borgo situato a pochi chilometri di distanza dal Lago di Bracciano, nel Lazio.
La cittadina, incastonata fra i Monti della Tolfa e i Monti Sabatini, non lascia presagire nulla dello spettro che si nasconde sotto le
pieghe dell’abitato odierno. Imboccando un’anonima stradina che si trova a sinistra della Chiesa principale ci si ritrova proiettati in un dedalo di viette secondarie le quali, percorse fino in fondo, sboccano infine in una percorso semi-sterrato che improvvisamente si apre sull’ingresso della Riserva Naturale di Monterano.
Varcare il cancello significa oltrepassare il confine fra due mondi. Ci si lascia alle spalle la dimensione della realtà attuale per entrare in una sorta di doppio, una zona d’ombra. Il negativo di una fotografia, lo Yin, il rovescio.

Antica Monterano e gli Etruschi

Canale Monterano è una città fantasma che condivide l’origino e il destino subito da un altro borgo abbandonato nella provincia di Roma: Galeria Antica. Le radici del nucleo abitato sono da ritrovarsi nella civiltà etrusca, la qualche ha lasciato la sua impronta chiara e forte in ogni angolo di questa area. La presenza umana, tuttavia, è attestata già in epoca preistorica fin dal II millennio a.C. da ritrovamenti di manufatti in pietra e utensili rudimentali nei pressi delle numerose caverne di cui è costellato il territorio. Il borgo, di fatti, sorge su un’altura tufacea che dall’alto domina le due gole del Fiume Mignone e dal Torrente Bicione e le ripide pareti solcate dai due corsi d’acqua sono ricchissime di grotte naturali che portano il segno di un intervento umano.
L’area è chiaramente di origine vulcanica, scendendo a valle ci si ritrova catapultati da un ambiente boschivo e verdeggiante al letto sulfureo del fiume, che riversa le sue acque multicolore in paesaggio lunare.
Lungo il percorso che conduce verso il paese perduto, ci si imbatte in numerosi sepolcreti etruschi che riportano i marchi distintivi di questa cultura: incisioni rupestri distribuite apparentemente secondo un ordine casuale, ma che se osservate nell’insieme delineano pattern tanto precisi quanto misteriosi. Le tombe più vicine al centro di Monterano, spesso, sono state rimaneggiate e impiegate in epoche successive come stalle, cantine, depositi per attrezzi e ricoveri pastorali. La distribuzione di questi manufatti è estesa al punto che anche all’interno del borgo stesso, alla base di edifici di epoca romana o medievale, è possibile imbattersi sovente in camere ipogee di matrice etrusca.
Uno dei resti più interessanti di origine etrusca è costituito dal Cavone. Le vie cave (o “tagliate”) rappresentano la massima espressione dell’ingegneria di questo remoto popolo italico e consistono in percorsi viari a cielo aperto scavati all’interno di pareti tufacee.
Camminare all’ombra di queste imponenti pareti significa camminare in un lembo stretto fra il cuore delle terra e il cielo, abbracciati dal respiro umido della roccia. La funzione delle vie cave ancora oggi non è certa, tuttavia le ipotesi più accreditate ritengono si trattasse di strade cerimoniali, canali per il convoglio delle acque, regolari vie di comunicazione o trincee militari strategiche.
Ma ora è il momento di cambiare periodo storico e addentrarci nella città fantasma.

Borgo abbandonato di Canale Monterano: cenni storici

Superato un abbeveratoio e un piccolo corso d’acqua, ci si trova davanti a un acquedotto di fattura romana che conduce l’occhio verso la rocca su cui si staglia l’antica Monterano. Osservandolo dall’esterno si potrebbe pensare a una cittadina tuttora abitata.
Si sale, oltrepassando le mura di cinta del borgo, trovandosi catapultati in un istante all’interno di un dedalo di alti ruderi ben conservati.
Le vicende dell’arcaica Manturianum sono comuni a quelle di molti altri centri abitati di origine etrusca: assoggettata al dominio romano nel II secolo a.C., venne dominata dai longobardi dopo la caduta dell’impero per diverse centinaia di anni. Il primo abbandono risale a un’epoca che possiamo attestare intorno all’anno 1.000, periodo in cui l’ultimo vescovo e gran parte della popolazione abbandonano Monterano, il quale rimarrà abitato dal Signore del castello, pochi amministratori e sparuti servitori e contadini.
Nel corso del XIV secolo Monterano è interessata da un periodo di rinascita che culminerà nel 1500, con l’acquisizione del feudo da parte della famiglia degli Orsini. I nobili promossero una serie di interventi di riqualificazione della cittadina, ingaggiando persino Gian Lorenzo Bernini per la progettazione e la costruzioni di nuovi edifici.
Al celebre artista si devono opere quali il convento e la Chiesa di San Bonaventura -ancora perfettamente conservata- nonché la fontana ottagonale antistante e la facciata del Palazzo Baronale.
La seconda primavera di Monterano, però, non durò a lungo: dopo la scomparsa di Papa Clemente X, il quale ne aveva patrocinato gran parte delle opere di valorizzazione a partire dal 1670, il borgo attraversò un declino inesorabile.
Il colpo di grazie venne assestato nel 1770 da un’epidemia di malaria che falcidiò gran parte degli abitanti. Dopo essere stati sottoposti prima alla Repubblica Romana, poi ai Borboni e in seguito nuovamente allo Stato Pontificio, Monterano venne infine incendiata e distrutta dall’esercito francese come ritorsione verso i contadini del luogo, i quali si erano rifiutati di macinare il grano delle popolazioni adiacenti sottomesse anch’esse al dominio dei francesi.

Satana e Canale Monterano

È una città molto vecchia Monterano e, come tutti i luoghi di memoria antica, possiede le sue leggende.
Le sue vicende travagliate, in particolare, secondo la tradizione sarebbero legate a un patto con il diavolo stretto dai signori della città. Il ponte che collegava direttamente con la città, di fatti, sembra fosse continuamente distrutto e spazzato via da un vento insistente e sovrannaturale che inondava le forre e batteva i fianchi del borgo. Si narra che i potenti per ovviare a questo problema strinsero un contratto con Satana: in cambio di sacrifici rituali periodici di vergini e animali, il diavolo avrebbe garantito la sicurezza del ponte.
Tuttavia, nonostante l’infrastruttura fosse stata correttamente eretta, gli abitanti del luogo invece di onorare il patto banchettarono con le bestie sacrificali, scatenando le ire del maligno che maledì la città.
Ma le note esoteriche di Monterano non si chiudono qui. Così come la già citata città morta di Galeria, secondo la cronaca degli ultimi anni anche questo borgo sarebbe stato luogo di messe nere e rituali satanici. Fra i ritrovamenti citati dalle fonti giornalistiche si citano ceri, stelle a cinque punte e “simboli demoniaci”. Tuttavia, leggendo le descrizioni riportate dai vari quotidiani, risulta qualche elemento fuori posto.
La simbologia di cui si parla, in realtà, è appartenente in maniera preponderante alla religiosità pagana e pre-cristiana, profondamente diversa sul piano ideologico dall’occultismo anti-cristiano invocato dagli articoli in oggetto. Non è impossibile, perciò, che siano stati scambiati per satanisti dei rituali di stampo ben diverso, i quali si appellano a una spiritualità arcaica e antecedente qualsiasi speculazione di tipo diabolico.
La Chiesa di San Bonaventura e i ruderi di San Rocco, perciò, potrebbero essere tanto spettatori di messe nere quanto luogo di culti antichi e vicini alla spiritualità romana o etrusca.

I fantasmi di Canale Monterano

Mura di Chiese, palazzi signorili e abitazioni popolari. Caverne preistoriche, sepolcri millenari e stalle. Conventi, cantine e granai. Intorno, colline verdeggianti che celano chissà quali altri resti di popolazioni scomparse in epoche ormai troppo remote.
L’ultimo abitante ha abbandonato Canale Monterano 250 anni fa ma la città è più viva che mai, seppure in una forma tenue come il pulviscolo che si osserva danzare controluce.
Una volta lasciati alle spalle i compagni di escursione, poggiati contro le mura solide e umide, basta restare in silenzio pochi istanti.
Gli scorci osservati fra le crepe, il fruscio dell’edera onnipresente. I raggi di luce che di sbieco irrompono nella penombra e aprono prospettive negli abissi di tufo. La carezza delle foglie che vibrano nel vento. E una voce, una voce sottile e insistente.
La voce della memoria storica, possente e autorevole. Ma anche le mille piccole voci che si sono avvicendate in questi vicoli e che hanno visto la luce e si sono estinte all’ombra dei grandi giochi di potere di cui erano ignare.
Quelle vite consumate fra il silenzio delle tombe antiche in cui depositare il bestiame a fine giornata, fra le colline e i monti circostanti, oltre i quali vi è il bordo del mondo e non esiste realtà alcuna.
Basta mettersi in ascolto per vivere cento e cento storie ancora.
I fantasmi di Canale Monterano siamo noi, i visitatori, intrusi in questo dialogo silenzioso ma presente e continuo.

È la memoria il più grande dono all’umanità ed è la memoria la più grande maledizione dell’uomo.
E se non puoi liberartene allora cantala, affinché si sappia di quello che si cela al di sotto di ciò che resta e affinché le immagini restino vive.

Alessandra di Nemora

Un ringraziamento speciale a Valentina ed Erika che si sono prestate a questa ennesima esplorazione.
“Happiness only real when shared.”
[Christopher McCandless – Into the Wild]

Linkografia essenziale:

  • http://www.lazionascosto.it/monterano.html
  • http://darkgothiclolita.forumcommunity.net/?t=13957767
  • http://www.ilgiornale.it/news/messe-nere-ed-esoterismo-sul-mare-capitale.html

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