Sul campo di Battaglia: alla ricerca del Lago Regillo

«Il re è nudo, lunga vita al re.»

Torrida estate del 496 a. C. (o forse 499 a.C).
Da una parte Tarquinio il Superbo -ormai novantenne-  armato di spada, accanto a lui suo genero Ottavio Mamilio, principe di Tuscolo. Alle loro spalle 40.000 fanti e 3.000 cavalieri, la somma delle forze di 30 città latine e un gruppo di esuli romani assetati di vendetta. Dall’altra parte 24.000 fanti romani e 3.000 cavalieri, comandati dal dittatore Aulo Postumio Albo, da Tito Elbuzio Helva e Marco Valerio Voluso Massimo. I due eserciti si stanno per affrontare lungo il Lago Regillo.
Tarquinio il Superbo, ultimo dei sette re di Roma, esiliato dalla città, era disposto a tutto pur di riavere indietro la corona. Il lucumone di Chiusi, l’etrusco Porsenna, gli aveva sottratto il suo appoggio tempo prima: dopo aver sferrato diversi attacchi verso i romani, rimase impressionato dalla levatura morale di personaggi come Orazio Coclite, Muzio Scevola e la vergine Clelia, perciò decise di rompere il patto di alleanza, lasciando Tarquinio in balia delle sue smanie di potere. Rifugiatosi a Tusculum, l’anziano esule trovò ascolto presso il genero Ottavio Mamilio, il quale, nell’arco di tre anni, radunò i latini per una causa comune: sconfiggere Roma una volta per tutte.
Le circostanze davano per favorita la Lega Latina a causa delle maggiori forze schierate, ma Aulo Postumio e i suoi compagni non si fecero intimidire e si mossero in anticipo per intercettare il nemico che avanzava verso Roma. Lo scontro avvenne sulle sponde del Lago Regillo, ai piedi di Tusculum. O meglio “Regillum Lacum nell’Ager Tuscolano” [Livio, Ab Urbe Condita, Lib. II].
Duemilacinquecento anni dopo questa epica battaglia ci resta ancora un mistero da risolvere: nessuno ha la certezza di dove fosse localizzato il Lago Regillo.

Dove si trovava il Lago Regillo?

In molti hanno cercato di trovare una risposta esaustiva. Se siete nativi di Rocca Priora -come me- probabilmente sarete convinti che il lago Regillo si trovava all’altezza dei pratoni del Vivaro, presso il passo dell’Algido.

Pantano della Doganella (Credits: Twitter ParcoCastelliRomani)

D’altro canto abbiamo ancora oggi la Fonte Regilla, che zampilla dal sottosuolo proprio lì accanto. Poi c’è il Pantano della Doganella, le cui acque melmose tornano a vivere nel corso della stagione delle piogge: è noto che ai tempi dei romani fosse un lago navigabile profondo circa 45-50 metri. Invece no, pare che non sia questo il luogo che stiamo cercando. Il termine “Regillo”, di fatti, sembra sia dovuto alla presenza di un tempio dedicato a Giunone Regina proprio nei pressi delle acque, tempio di cui non abbiamo traccia in questa area. Inoltre, abbiamo memorie vivide della Doganella in quanto vero e proprio lago ancora negli anni ’30 del secolo scorso, mentre sembra che il Lago Regillo sia sparito dalle cartine geografiche molto tempo prima, intorno al V a.C. A suffragio di ciò, ricordiamo che i pratoni del Vivaro non sono proprio situati ai piedi del Monte Tuscolo, piuttosto accolgono le pendici della catena dell’Artemisio. Insomma, la maggior parte degli studiosi sono concordi nell’escludere che il nostro lago fosse situato qui (tuttavia questa zona è stata luogo di un’altra epica battaglia, della quale parleremo in uno dei prossimi articoli). Ma allora perché ricorre il toponimo “Fonte Regilla”? E perché i roccaprioresi utilizzano come equivalenti i termini “Lago Regillo” e “Lago della Doganella”? Pare che si tratti di un misundertanding nato nel corso del 1500, quando ancora l’esatta posizione di Tusculum non era nota agli studiosi (erano ancora lontani i tempi degli scavi sul Monte Tuscolo), i quali avevano erroneamente localizzato l’antica città latina lungo le alture dell’Algido, al di sopra dei Pratoni Vivaro.

Cratere di Castiglione (Osteria dell’Osa)

Un’altra ipotesi chiama in causa una zona adiacente Osteria dell’Osa, il cosiddetto Cratere di Castiglione. A guardarlo dall’alto in effetti sembrerebbe a tutti gli effetti un antico lago prosciugato. Sulle ipotetiche sponde di questa sagoma, oggi popolata da campi verdeggianti, si trova inoltri l’antica città di Gabii, la quale conteneva un santuario a terrazza dedicato proprio a Giunone. Poco distante, inoltre, troviamo la Necropoli protostorica di Osa, a testimonianza della lunga memoria di questo luogo.
Sono venuta proprio sul ciglio del cratere di Castiglione per vedere dall’alto il panorama, nei pressi di un antico insediamento medievale, vicino alla cappella di San Primitivo (n.d.r.: panorama meraviglioso ma attenzione: i cani della fattoria adiacente non apprezzeranno la vostra presenza). Il Monte Tuscolo si staglia non troppo in lontananza e pare quasi di vedere i terreni coltivati sottostanti animarsi in onde. Tuttavia, anche in questo caso, le fonti documentali ci smentiscono. Il tempio di Giunone è più recente rispetto alla Battaglia del Lago Regillo, le sue fondamenta risalgono al 150 a.C. Sappiamo che anche qui era presenta un lago di origine vulcani -facente anch’esso parte del complesso vulcanico dei Castelli Romani- noto tuttavia come Lacus Buranus o Lacus Santa Praxedis, bonificato per certo dalla famiglia Borghese nel 1890.
Altre teorie meno accreditate tirano in ballo Pantano Borghese, Cornufelle (sotto Frascati), Laghetto e persino Colonna. Tuttavia negli ultimi anni sembrano essere due i candidati preferenziali, entrambi situati nei pressi di Frascati: Pantano Secco e l’area di Prataporci.
Pantano Secco, tuttavia, sembra fosse per lo più un laghetto stagionale, ridotto ad appena un acquitrino nel periodo dell’anno in cui si sarebbe svolta l’epica battaglia. Inoltre, abbiamo fonti documetali che certificano il prosciugamento di Pantano Secco nel I a.C., mentre -come detto sopra- il Lago Regillo scompare dalle carte alla fine del V a.C.
La località Prataporci, oggi una distesa dolcissima di vitigni, detiene una serie di caratteristiche che la rendono un ottimo compromesso fra tutti i requisiti demandati dalla tradizione. Ci riferiamo in particolare all’opera del dott. Pietro Frangini, il quale nel suo libro “La questione del lago Regillo“, elenca alcuni dettagli che farebbero propendere per l’assegnazione definitiva.
Parliamo della Fonte dell’Acqua Reginella, anticamente situata proprio a Prataporci. Ci riferiamo dei resti di un tempio di attribuzione incerta, rinvenuti nell’area nel corso degli anni ’70. Trattiamo anche dei resti di una tagliata di tipo etrusco, citata dall’archeologo britannico Thomas Ashby (1874-1931), situata nella valle e che sarebbe stato il canale utilizzato per drenare il bacino lacustre (a onor del vero di questa tagliata oggi non resta nulla, ma non mettiamo in dubbio che un secolo fa la geografia del luogo fosse molto diversa).
Questa teoria identifica, infine, Colle Isidoro come luogo preciso della battaglia, su una posizione privilegiata rispetto al Lago Regillo.
Insomma, di certezze non ne abbiamo, tuttavia mi sembra estremamente razionale collocare questo antico lago nel territorio fra Frascati, Monte Porzio e Montecompatri, in quanto ragionevolmente distanti da Tusculum e da Roma rispetto alle fonti. Per chiudere la quadra del cerchio rispetto all’ipotesi di Prataporci, dovremmo avere a disposizione nuove indagini sul basamento del tempio rinvenuto nel secolo scorso (le fonti sono poche e incerte) e sulle possibili soluzioni adottate per il drenaggio del bacino.

L’epilogo della battaglia del Lago Regillo

Abbiamo parlato a lungo della localizzazione del Lago Regillo, ora è doveroso spendere alcune parole sulla sanguinosa battaglia dalla quale ha preso le prime mosse la nostra narrazione.
Ebbene, la battaglia si apre a favore dei Latini, con un attacco feroce che manda in rotta un’intera legione romana e la morte del condottiero Marco Valerio.
Tarquinio il Superbo si scagliò contro Postumio ma fu ferito a un fianco e ricondotto in salvo dai suoi; Ebuzio che comandava la cavalleria all’ala opposta, si scontrò direttamente con Ottavio Mamilio ed entrambi rimasero feriti, Ebuzio al braccio, l’altro al petto, e dovettero ritirarsi dietro le prime linee. Mamilio, comunque ritornò a combattere guidando la coorte dei fuoriusciti assieme al figlio di Tarquinio. Marco Valerio, scorto il giovane Tarquinio, spronò il cavallo e si gettò, lancia in resta, contro Tarquinio che si ritirò fra i suoi. Valerio non desistette, fu ferito al fianco da un avversario e morì poco dopo. La situazione volgeva al peggio per i romani, i soldati erano atterriti e spaventati, pronti a darsela a gambe. D’altro canto, quelle stesse mani che ora brandivano il gladio e sgozzavano e trafiggevano, fino a poco tempo prima impastavano il pane o modellavano i metalli. È facile immaginarsi la repulsione provata da questi uomini nel dover uccidere brutalmente, fendendo e squarciando per non essere trafitti e menomati a loro volta.

Postumio sa che non può lasciare che la paura abbia la meglio e, da abile stratega, metterà in atto due stratagemmi che capovolgeranno completamente le sorti della battaglia:

  1. Ordinò ai cavaliere di schierarsi nella retroguardia, alle spalle dei fanti, con la precisa indicazione di uccidere chiunque cercasse di fuggire; costrinse così i Romani a combattere;
  2. Scagliò le insegne -simbolo dell’orgoglio romano- oltre le fila nemiche, spronando i suoi uomini ad andarle a recuperare.

Questo spinse i suoi uomini lanciarsi verso i latini con ritrovata foga. Ma la battaglia non sembrava cedere di intensità, i latini non lasciavano la presa e la superiorità numerica faceva tutta la differenza. Postumio mise in campo il suo ultimo stratagemma: chiese ai cavalieri di scendere da cavallo e combattere al fianco dei fanti, ormai al limite delle loro forze.

«Essi obbedirono all’ordine; balzati da cavallo volarono nelle prime file e andarono a porre i loro piccoli scudi davanti ai portatori di insegne. Questo ridiede morale ai fanti, perché vedevano i giovani della nobiltà combattere come loro e condividere i pericoli.»

La leggenda narra che Postumio invocò l’aiuto dei Dioscuri, Castore e Polluce, facendo voto di dedicare a loro un tempio in caso di vittoria. Comparvero allora due cavalli bianchi condotti da valorosi guerrieri sconosciuti agli altri soldati, i quali si precipitarono subito in prima linea per dare manforte ai romani. I Latini vennero respinti e il loro schieramento cedette, i due cavalieri misteriosi scomparvero subito dopo. La Repubblica era salva, Roma aveva affermato ancora una volta la sua forza sui popoli Latini.
Non sappiamo se la vittoria sia stata realmente schiacciante o meno, ma sappiamo per certo che pochi anni dopo le due parti stipularono di Foedus Cassianum, ovvero un trattato di pace che sanciva l’alleanza fra Roma e le città latine, sintomatico di una Roma indebolita dalla transizione fra età monarchica ed età repubblicana. Con questo patto ogni città comandava a turno l’esercito comune, mentre i cittadini potevano, all’interno delle città alleate, sposarsi e commerciare liberamente, essendo titolari dello ius commercii e dello ius connubii. Il trattato non prevedeva invece la possibilità di acquisire la cittadinanza romana da parte delle popolazioni latine (ius emigrandi). I Romani furono abbastanza scaltri da non abusare della condizione di superiorità, il che gli consentì di guadagnarsi la lealtà dei Latini, che sarà cruciale pochi anni dopo nel corso della battaglia dell’Algido contro gli Equi e i Volsci.
Tarquinio il Superbo spirò nel 495 a.C. a Cuma, ospite della corte di Aristodemo, la notizia fu accolta con manifestazioni di gioia ed entusiasmo in tutta la città.
Così morì l’ultimo re di Roma.

Alessandra di Nemora

Linkografia:

  • https://it.wikipedia.org/wiki/Battaglia_del_lago_Regillo
  • https://www.youtube.com/watch?v=QI5kNlFaWgo
  • https://www.youtube.com/watch?v=J_mNgXoNCBc
  • https://www.romanoimpero.com/2016/06/battaglia-di-lago-regillo.html
  • https://www.sotterraneidiroma.it/sites/cratere-del-lago-di-gabii
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Tarquinio_il_Superbo
  • https://www.controluce.it/notizie/intervista-al-dott-pietro-frangini-autore-di-una-ricerca-storica-sul-lago-regillo/
  • https://www.controluce.it/notizie/la-questione-del-lago-regillo-storia-e-leggenda-di-pietro-frangini/
  • https://it.wikipedia.org/wiki/Foedus_Cassianum

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